Villach, Austria, città fiera di essere multiculturale per la commistione tra l’identità tedesca, slava e romanica, deliziosa sulle acque del fiume Drava e già apprezzata dai Romani per le sorgenti termali. Un siriano, urlando “Allahu Akbar”, si avventa col coltello contro i passanti e uccide un ragazzino di 14 anni. Poi si siede, sorride e aspetta l’arresto. Anche questo lo chiamano multiculturalismo.
Il giornalista e blogger tedesco-siriano Manaf Hassan pubblica la foto su 𝕏 e scrive: “Il sangue e le lacrime non si sono asciugati. E ora passiamo al prossimo tentativo di assassinio. Un siriano accoltella casualmente i passanti a Villach. Un quattordicenne è morto. E l’autore? Ride e alza il dito. Ci ride in faccia e non ha paura. Incredibile”.
Dunque, è sempre la stessa domanda senza risposta: “Quanti altri devono morire sotto le nostre macerie multiculturali?”.
Un inizio 2025 pieno di “fatti” di cronaca, come li liquidano: una sparatoria con kalashnikov nella metro di Bruxelles, una bomba a mano in un bar di Grenoble, un’esplosione al giorno in Svezia, due turisti israeliani pugnalati ad Atene, una chiesa bruciata a settimana.
E meno male che gli europei si sono scandalizzati per la critica del vicepresidente americano JD Vance alle politiche migratorie europee. “Se ora dobbiamo iniziare a scusarci per aver mostrato un volto amichevole”, ha detto una Angela Merkel frustrata mentre le conseguenze del suo invito ai migranti del 2015 diventavano evidenti, “allora questo non è il mio paese”.
Effettivamente molti di questi non sono più i nostri paesi: Bruxelles, Grenoble, Svezia, Villach, Monaco…
Nelle stesse ore di Villach, una bambina di due anni e la sua mamma morivano in ospedale a Monaco, dopo che un afghano ha guidato la sua Mini a tutta velocità contro la folla. Anche lui cosa urlava? Inutile chiedere. Lo sapete.
Ma ora preparatevi a una grande storia sul “potere della speranza, dell’aiuto e dell’amore”.












