Fu quel gran genio di Philippe Muray nel suo capolavoro del 1991, L’Impero del Bene, a liquidarli una volta per tutte:
“Cantanti e attori sono loro, lo sappiamo, i veri modelli del nuovo esercizio di apologetica spettacolare. Vi sbattono in faccia il loro entusiasmo senza colpo ferire, si lanciano con così tanto fervore contro la droga, contro la miopatia congenita, contro le alluvioni, contro la fame nel mondo, per i diritti dell’uomo, e con toni così convincenti, partecipi, commossi, che anche voi avete la sensazione, nel vederli scagliare le loro frecce coraggiose in pertugi tanto inesplorati, anche voi credete, per un attimo, che quelle Cause le abbiano scoperte loro. Che spettacolo palpitante! Che predatori del Bene perduto! Che telefono azzurro dei perseguitati! È troppo, vi prego, abbiate pietà di me! Un film sbanca il botteghino se sa rendere omaggio al loro pompierismo di gruppo”.
Oggi basta leggere una di quelle lunghe interviste sdraiate di cui è specializzato Il Corriere della Sera, genere “Aldo Cazzullo intervista Lilly Gruber”.




