Non serve l’intelligenza artificiale. Basta accendere la tv francese.
Intervistatore: “Questo quartiere di Marsiglia è tranquillo?”.
Una di sinistra: “Sì, pacifico e diversificato, viviamo in pace”.
All’improvviso compare un tizio che minaccia un francese perché sta fumando durante Ramadan, dicendo che “è haram e provocatorio”.
Una scena del genere in diretta tv non si può inventare.
Chi lo avrebbe mai detto? Anche la Open Society di George Soros rilevava che “il 30 per cento della popolazione di Marsiglia è musulmana” (il report è del 2011, quindi i dati sono già vecchi e vanno aumentati).
In mezzo alle consuete risatine di commentatori e twitterati, dieci anni fa Donald Trump scandalizzò i benpensanti affermando che in Europa si andavano creando delle “no-go zones”. No-go zones? Sarà un’altra fake di Trump.
Già David Ignatius sul New York Times aveva usato l’espressione, spiegando che alcune aree di Parigi sono diventate “no-go zones”. Poi Michael Nazir-Ali, vescovo di Rochester, ha parlato di “no-go zones” in Inghilterra. Da allora è diventato un segreto di Pulcinella e anche Angela Merkel ha ammesso l’esistenza di questa realtà in Europa, mentre l’ex presidente socialista francese François Hollande ha detto: “Come possiamo evitare la secessione? Perché è quello che sta succedendo: la secessione”.
Succede quando pensi che le culture siano intercambiabili come capi di abbigliamento. E la secessione ha la meglio sulla “narrazione”.
Ascolta questo episodio con una prova gratuita di 7 giorni
Iscriviti a Quel che resta dell'Occidente - Giulio Meotti per ascoltare questo Post e ottenere 7 giorni di accesso gratuito agli archivi completi dei Post.










